Riflessioni sulla fuga dal “Diario di un allievo”

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4 Aprile 2015

Mezzanotte passata. Sono rientrata a casa per le feste di Pasqua. Ad aspettarmi la mia nipotina di sette anni che si fa trovare dietro la porta della cucina con tutta l’ingenuità di una bambina che ha la tenera intenzione di spaventarmi… e io mi lascio sorprendere e il suo ridacchiare diventa il mio. La stringo forte e ritorno indietro nel tempo a quando ancora non ero una donna di 35 anni. Single fuori sede. Punto. Lavoratrice fuori sede. Punto. Studentessa fuori sede. Punto. Ho la sensazione che il fuori sede mi perseguiti.

Ritorno indietro a quando ancora mi mangiucchiavo le unghia e dalla mia stanzetta rosa guardavo fuori dalla finestra e riflettevo tra me e me conversando con i diversi echi della stessa Rosalba. Mi capita spesso di sentirmi “fuori sede”, “fuori dal mondo”, “fuori luogo”, “fuori contesto”… come se non avessi trovato il mio posto nel mondo, addirittura a volte come se non fossi di questo mondo. Le mie altre “Rosalba” mi parlano portandomi fuori dimensione. Ora finalmente comincio a conoscermi più a fondo, Mi fermo. Mi volto. Appare un’altra me. Mi ri-dimensiono. Mi chiedo “Ma IO chi sono? cosa voglio davvero? cosa cerco e da COSA FUGGO?”

Lo so bene da cosa fuggo, io che continuo a rifugiarmi nella mia forma per sfuggire alla mia sostanza.

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