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I copioni sono stati consegnati e tutti i gruppi stanno lavorando alla messa in scena dello spettacolo di fine anno. Dopo mesi di laboratorio, di esercizi e lavoro mirato all’acquisizione di competenze e abilità, i nostri allievi ora si ritrovano a sancire a ogni incontro un patto di reciproca fiducia e responsabilità. Mi viene in mente il motto “tutti per uno, uno per tutti” reso celebre dal romanzo “I tre moschettieri” che in questo momento è più che mai esplicativo di ciò che sviluppa l’attività teatrale: il senso di appartenenza, l’interdipendenza, la collaborazione, il rispetto dei ruoli, la responsabilità riguardo al proprio ruolo, la condivisione degli obbiettivi, la tenacia, il coraggio. Questo momento dell’anno rappresenta, per noi educatori, la prova del nove! Durante le prove dello spettacolo i bambini e i ragazzi continuano a esperire in modo attivo le dinamiche di gruppo autoregolandosi e trovando una propria collocazione funzionale all’obiettivo da raggiungere ma allo stesso tempo è proprio in questo momento che emerge il lavoro fatto nei mesi precedenti. Un gruppo ben cementato, basato sull’amicizia (dove per amicizia non intendo che i bambini e i ragazzi si frequentino fuori dal laboratorio teatrale ma intendo il “fare insieme” e il “fare […]

Due verbi imperativi per riflettere sulla relazione adulto-bambino  Dopo oltre 20 anni di scuola di teatro, noi insegnanti continuiamo a interrogarci su cosa esattamente fa sì che i bambini si innamorino follemente del teatro al punto da non riuscire più a farne a meno. Le risposte hanno sempre riguardato ciò che accade nella sfera intima dei nostri piccoli allievi (la libertà di esprimersi, di sperimentare emozioni, di fantasticare per elaborare bisogni, sogni, paure) e in quella sociale (condividere e stringere relazioni con altri bambini in un clima sereno, gioioso e non competitivo).  Eppure, prima di diventare mamma, non mi ero mai soffermata su un altro aspetto importante, ovvero sulla particolare relazione che lega allievo e maestro di teatro, ovvero una relazione fra bambino e adulto del tutto positiva e speciale. La riflessione è nata un giorno di qualche mese fa, in una mattina in cui mio figlio non era andato a scuola per via di un raffreddore. In quell’occasione notai con quale incredibile frequenza mio figlio pronunciasse la parola “Guarda!”. A un certo punto, forse perché con fatica cercavo di trovare un po’ di concentrazione per lavorare, quella parolina era diventata una sorta di intercalare martellante. Ma subito dopo mi resi conto che non solo quel giorno, ma […]

L’atteggiamento di molti genitori, in buona fede certamente, è quello di preparare un futuro per i propri figli senza pensare che forse sarebbe più importante prepararli al futuro. Un proverbio africano recita: “se un uomo ha fame gli puoi dare un pesce, ma meglio ancora è dargli una lenza e insegnargli a pescare” Lavorando nelle scuole con i bambini delle elementari ho dovuto constatare come questi abbiano difficoltà a collaborare tra di loro. Gli stessi bambini ammettono che spesso giocano da soli. Non incontrandosi o non scontrandosi (a volte serve anche questo) con gli altri bambini, non condividendo il momento di gioco, perdono di vista la necessità di dover cooperare con gli altri per raggiungere un obiettivo comune. L’era dell’impiegato con il posto fisso che poteva permettersi il lusso della misantropia è finita.  Il futuro è nelle mani di chi saprà scambiare le proprie competenze, ascoltare e comunicare, condividere e collaborare. Anche i confini si sono allargati e questo impone la capacità di relazionarsi con il mondo; ma prima del mondo intero bisogna imparare a relazionarci con chi ci è vicino. Ho notato una netta differenza tra i bambini delle scuole e quelli che frequentano un corso di teatro. Attraverso […]

L’apprendimento o acquisizione di una seconda lingua è un processo lungo, molto lungo. Capita spesso che i bambini durante le lezioni mi chiedano: “Teacher, quando parleremo anche noi bene l’inglese?” con quel viso e quegli occhi teneri e determinati di chi ci tiene tanto a raggiungere un obiettivo ma lo vede ancora troppo lontano. Allora, la mia risposta è sempre: “Non abbiate fretta!” Durante i nostri giochi ed esercizi in lingua, magari quelli in cui più strutture e vocaboli sono chiamati in causa contemporaneamente e si deve davvero fare affidamento su tutta le proprie capacità di concentrazione per raccogliere tutte le proprie idee, ciò che più sprona e allo stesso tempo spaventa i bambini è l’idea di non essere in grado di poter comunicare in alcun modo, di non riuscire, insomma, a dire ciò che vorrebbero e come vorrebbero. Il mio consiglio è sempre di iniziare poco alla volta, dalle parole e cose che si conoscono, quelle semplici e magari già sedimentate, senza voler fare il passo più lungo della gamba. E’ solo quando si comincia a provare a comunicare, utilizzando ciò che già si conosce, quell’espressione che è stata appena appresa, che ci si rende conto che la strada […]

Siamo al termine di una lezione di teatro e, dopo l’ultima improvvisazione, saluto i bimbi dando loro appuntamento alla settimana seguente. Veronica (nome di fantasia) mi si avvicina e dice “ma come? È già finita la lezione? Che ore sono? Già le 19:30?”. Quel “già” mi disegna un gran sorriso sulla faccia.  Le rispondo “si, sono le 19:35 per l’esattezza, abbiamo sforato di 5 minuti la lezione, forza prepariamoci ad uscire, i vostri genitori saranno fuori ad aspettarci”. Il tempo è un concetto relativo, si sa. Il tempo e la sua percezione sono legati alle nostre emozioni, alle circostanze in cui ci troviamo e al piacere che proviamo nel fare quello che stiamo facendo. Tutto merito della dopamina, ci dicono gli scienziati! Mi allieta che Veronica abbia percepito due ore di lezione come se fossero state solo una manciata di minuti e i suoi occhioni grandi e pieni di entusiasmo mi hanno fatto pensare al termine greco “meraki” il cui significato è “l’amore con cui facciamo le cose”. Una lezione di teatro non è solo gioco e divertimento, al contrario richiede molta disciplina, il teatro è un gioco a cui si gioca in un recinto di regole ben circoscritto, richiede […]

Immaginate di arrivare a casa di un parente dopo un lungo viaggio in macchina. Scendete dalla macchina, vi mettete la giacca per coprirvi e, quando guardate verso destra, notate qualcosa di strano nel giardino. Che ci fanno lì una carota e un berretto? Oppure, siete seduti ad un tavolino di un bar all’aperto. Dal vostro posto potete osservare cosa accade dentro al locale attraverso la vetrina. Ad un certo punto assistete a questa scena:Un uomo qualsiasi entra e si avvicina al bancone per chiedere al cameriere un bicchiere d’acqua. Quest’ultimo lo guarda per qualche secondo e poi si abbassa per prendere qualcosa nascosto sotto al bancone: è un arma. La prende in mano e la punta direttamente alla testa dell’uomo che, con la voce spezzata, gli aveva chiesto un po’ d’acqua. Quando vede il cameriere con l’arma puntata contro di lui, fa un respiro profondo, lo ringrazia e se ne va. Cosa è successo? Ora invece vi presento un uomo che vive da solo. Vive senza la compagnia di nessuno in un luogo altrettanto solitario, dove non riceve quasi mai visite, ma un giorno commette un errore. Senza rendersene conto, si spengono tutte le luci della sua casa, e quando […]

Se proviamo a scavare un po’ nei meandri della nostra memoria, quante volte da bambini ci siamo ritrovati in classe, seduti ai nostri banchi, a dire ad alta voce e rigorosamente tutti insieme: “What’s your name? What’s your name? What’s your name?” Circa una decina (se ci è andata bene!) di volte? La storia scolastica di molti di noi è costellata di ricordi di questo tipo. Ecco, una delle sfide principali nell’insegnamento della lingua inglese a una classe di bambini: riconoscerli come esseri umani e uscire fuori dal classico, antiquato e, diciamolo, anche noiosissimo metodo che li vede ripetere ancora e ancora una stessa frase per far in modo che possano memorizzarla nel modo migliore possibile! Beh, oggi faremo una grande rivelazione: non siamo dei Robot! E tutta questa ripetizione non giova alla memoria, né tantomeno alla costruzione di solide basi su cui porre le fondamenta del nostro inglese! Infatti, al termine della lezione, quando ogni piccolo studente sarà ormai tornato a casa propria, avrà probabilmente già dimenticato quella robotica frase su cui si è insistito tutto il pomeriggio e tutto ciò con dispiacere delle povere insegnanti che avevano costruito la lezione con attenzione e impegno e con il desiderio […]

Prima di ogni lezione di teatro i bambini si tolgono le scarpe per indossare le loro amate calze antiscivolo ed essere pronti così a cominciare la lezione. Si tratta di soli pochi minuti ma è uno spazio di tempo pieno e prezioso durante il quale i bambini si salutano, si dicono mille cose e noi insegnanti li ascoltiamo parlare degli argomenti più disparati. Nell’ultima lezione, in vista del carnevale, li ho sentiti scambiarsi idee su possibili travestimenti: Harry Potter, la Principessa Elsa, i Minions e chi più ne ha più ne metta. A prescindere dal costume designato o desiderato una cosa li metteva tutti d’accordo: l’entusiasmo nel pensare al proprio mascheramento. Stavamo per cominciare una lezione di teatro, i bambini parlavano di travestimenti e di maschere e ho pensato a quanto sia naturale per i bambini mascherarsi e giocare con identità altre. Tutti da piccoli abbiamo giocato al “facciamo che io ero” dove il tempo imperfetto dichiara il gioco, la finzione e il tempo presente viene lasciato in vista di una nuova creazione di senso, di una nuova realtà fittizia ma allo stesso tempo vivida e con delle regole precise. “Facciamo che io ero”, non “che io sarò” o “che […]

Un insegnante, si sa, non fa, ma osserva. Sta fuori dagli esercizi che eseguono i propri allievi e questo non perché non abbia nulla da imparare, ma perché da ‘dentro’ il coinvolgimento (mentale ed emotivo) sarebbe tanto e tale da non permettergli di vedere, osservare, capire, guidare, scoprire, rilanciare. Eppure, nella nostra Scuola, noi insegnanti ci mettiamo in gioco insieme ai nostri allievi spesso – anzi, spessissimo! – e questo per più motivi. Primo, perché ci divertiamo da matti. E’ come quando vai a una festa e a un certo punto ecco quella canzone che proprio non riesce a farti stare fermo. Devi ballarla! A volte, con qualche esercizio, a noi accade esattamente così. Si sprigiona nell’aria un’energia tale e il senso di appartenenza l’uno all’altro è talmente forte, che ti prende una voglia irresistibile di buttarti nella mischia. E poiché abbiamo la fortuna di lavorare sempre in coppia, ecco che uno dei due insegnanti può così tranquillamente dire all’altro “Io lo faccio con loro. Stai tu fuori a guardare, ok?”. Anche i nostri ragazzi si divertono molto quando le loro insegnanti passano dall’essere “arbitri” all’essere “giocatori”, così finalmente possono vederci all’opera e, magari, anche coglierci in fallo… E questo […]

Con il nostro progetto Erasmus+ Get Close to Opera stiamo preparando una settimana di formazione che si terrà a Matera dal 25 febbraio al 1 marzo. La formazione si rivolge in particolare ai professionisti della cultura che sviluppano e gestiscono progetti educativi legati all’Opera e/o alle arti performative. Se sei un Opera o Arts Educators non perdere l’opportunità di vivere questa esperienza di formazione a Matera con artisti ed educatori provenienti da tutta Europa! Scopri come partecipare alla selezione! Hai tempo fino al 10 Gennaio!