Il teatro con i bambini

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22 set 2017 in La Scuola sull'Albero

Author : Alessandra

IL TEATRO CON I BAMBINI

Privilegi e sfide di un educatore teatrale

Non esiste il teatro ‘per ’ i bambini, ma il teatro ‘con ‘ i bambini.
Queste due piccole preposizioni (‘per ‘ e ‘con ‘) fanno infatti una differenza enorme, sia di metodo che di contenuto.
Teatro ‘per ‘ i bambini sembra infatti contenere un sottinteso per cui c’è un insegnante (chi sa) che adatta il suo mondo adulto (quindi già fortemente strutturato in schemi, modelli, convenzioni, pensieri) al mondo infantile (chi non sa).
In questo caso, il risultato non potrà mai essere né utile né autentico, perché i bambini sono stati ‘strumento ‘ di un processo e non ‘protagonisti ‘ del processo. In altre parole, accadrà che l’insegnante guiderà il bambino forzandolo, anche inconsapevolmente, verso quei risultati che – secondo la sua logica e il suo vissuto – si aspetta di ottenere.
Per un educatore teatrale, invece, l’approccio deve essere completamente diverso. Ed è questo differente approccio che fa del lavoro ‘con ‘ i bambini una sfida che, per quanto bellissima e gratificante, è difficilissima: bisogna infatti capovolgere un sistema educativo millenario e azzerare le distanze scendendo dalla cattedra, nonché sostituendo la contrapposizione ‘ io/voi ‘ con il ‘ noi ‘.
Il teatro ‘con ‘ i bambini non può infatti avere maestri – intesi come occhi esterni che dirigono i percorsi – ma solo qualcuno che insieme a loro attraversa i confini conosciuti verso orizzonti inesplorati.
L’insegnante di teatro (termine che in questa nuova ottica si mostra in tutta la sua contraddizione e limitatezza) deve quindi imparare a fare i conti con l’inatteso e l’imprevedibile; e cosa sono il teatro – e l’arte in genere – se non un inatteso e imprevedibile punto di vista delle cose e del mondo?
Durante un laboratorio teatrale ‘con ‘ i bambini, il “maestro” deve stare in ascolto ed essere consapevole di essere un privilegiato perché di fatto ha la possibilità di vedere all’opera un’abilità straordinaria che egli, in quanto adulto, probabilmente non possiede più: il pensiero divergente.
Chi più di un bambino conserva infatti ancora intatta la capacità di rompere uno schema, di invertire le regole o di inventarne di nuove? L’abilità dell’adulto deve quindi stare esclusivamente nella capacità di ricomporre il tutto in un unicum armonioso e in qualche modo coerente per chi guarda; di riportare nel testo che i bambini porteranno in scena proprio quel mondo, intriso di pensiero e sentimento insieme, nonché tutto il loro modo di essere.

In questo senso, l’educatore teatrale è una figura più vicina a quella del genitore che a quella dell’insegnante, perché proprio come un genitore è eternamente in bilico fra regole ferree ed espressione libera del sé; fra accompagnare e lasciare andare; fra dire e ascoltare; fra contenere gli argini e romperli. In altre parole, fra possedere e amare.


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