Facciamo che io ero… | Diario di un maestro

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23 Gen 2019 in La Scuola sull'Albero

Author : Donatella

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Prima di ogni lezione di teatro i bambini si tolgono le scarpe per indossare le loro amate calze antiscivolo ed essere pronti così a cominciare la lezione. Si tratta di soli pochi minuti ma è uno spazio di tempo pieno e prezioso durante il quale i bambini si salutano, si dicono mille cose e noi insegnanti li ascoltiamo parlare degli argomenti più disparati. Nell’ultima lezione, in vista del carnevale, li ho sentiti scambiarsi idee su possibili travestimenti: Harry Potter, la Principessa Elsa, i Minions e chi più ne ha più ne metta. A prescindere dal costume designato o desiderato una cosa li metteva tutti d’accordo: l’entusiasmo nel pensare al proprio mascheramento.

Stavamo per cominciare una lezione di teatro, i bambini parlavano di travestimenti e di maschere e ho pensato a quanto sia naturale per i bambini mascherarsi e giocare con identità altre.

Tutti da piccoli abbiamo giocato al “facciamo che io ero” dove il tempo imperfetto dichiara il gioco, la finzione e il tempo presente viene lasciato in vista di una nuova creazione di senso, di una nuova realtà fittizia ma allo stesso tempo vivida e con delle regole precise. “Facciamo che io ero”, non “che io sarò” o “che io sono”, perché con “ero” quella realtà è qualcosa di già avvenuto e per questo riconosciuto dall’altro.

Così ho pensato alla dimensione originaria del teatro come ripetizione dei travestimenti infantili, al teatro come gioco attraverso il quale trovare significati e sensi nuovi. Il mondo infantile, con le sue mille sfaccettature, mostra una naturale predisposizione alla “finzione” e a noi insegnanti non tocca altro che nutrirla.

Mentre la mia testa era piena di questi pensieri intorno al teatro e all’infanzia, la nostra lezione ha avuto inizio. Ed ecco ancora una volta compiersi la magia dell’incontro del teatro con la naturalezza dei piccoli. I bambini sono stati invitati a trasformare il loro corpo in quello di un animale di loro piacimento: in un battibaleno io e il maestro Gino siamo stati circondati da scimmie, cani, gatti, farfalle, pesci rossi e koala. Come si fa a trasformarsi in un pesce rosso che si muove per la stanza senza avere maschere e costumi?
Beh quello che so dirvi è che Marco (nome di fantasia) sembrava per davvero un pesciolino.
L’esercizio era solo all’inizio: abbiamo chiesto ai bambini di tirar fuori piano piano dall’animale, dalle sue movenze e dai suoi tratti dominanti un personaggio.
Così partendo da un cane siamo arrivati a una persona golosa che guardava con molto interesse tutto quanto c’era su di un tavolo da buffet, dalla scimmia è nato un vecchio brontolone e pensieroso e così via. È stata una carrellata di meraviglie nata con grande naturalezza e spontaneità. Certo, sono bambini abituati a giocare con il teatro ma credo non sia solo questo.

Il teatro è uno strumento per tirar fuori, per non far appassire, per mantenere viva quella voglia di giocare a travestirsi senza aver bisogno di costumi, l’entusiasmo naturale che noi tutti proviamo nel far finta di essere qualcun altro e nel capovolgere la realtà. È il gioco del teatro ad essere naturale e a noi non resta che coltivare questa propensione.

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