DIARIO DI UNA MAESTRA. 21° giorno

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28 Nov 2014 in La Scuola sull'Albero

Author : Alessandra

Mai, mai parlar male del Nintendo con i bambini! Li pungi nell’orgoglio. Anzi no. Di più. Metti in dubbio il loro credo e così parte una vera e propria crociata contro le miscredenti maestre di teatro!

I nostri ‘folletti’, piccoli ma decisamente di carattere, hanno infatti deciso di dimostrare alle maestre che il Nintendo non inficia affatto la loro capacità di giocare con la fantasia. Così Savio, ad esempio, dopo la macchina per grattarsi il sedere ha inventato quella aspira puzza dei piedi. Come negare l’utilità di un tale aggeggio, considerando anche le sue infinite applicazioni (vedi variante ‘aspira puzza delle ascelle’)? Senza parlare della macchina che trasforma gli umani in animali brevettata dal team di scienziati Salvatore, Antonia, Martina ed Esperia. Forse rispetto alla prima invenzione, l’utilità di quest’ultima appare meno lampante, ma io e Assunta abbiamo alzato le mani quando abbiamo visto persone decisamente despote e antipatiche venir trasformate in docili gattini.
Non solo. Gli orgogliosissimi Paolo e Cristina hanno addirittura preparato degli sketch a casa. Così, appena entrati in sala, hanno cominciato ad assillarci con il loop: “Oggi facciamo le improvvisazioni? Oggi facciamo le improvvisazioni? Oggi facciamo le improvvisazioni? Oggi facciamo le improvvisazioni?”.
Esasperate, io e Assunta decidiamo di farli esibire subito. Così ci sediamo e insieme ai loro compagni assistiamo alle gag di una litigiosa coppia; una sorta di Casa Vianello, ma in versione decisamente surreale. La prima scena inizia con lei che ha appena finito di scrivere delle lettere a degli imprecisati destinatari. All’improvviso entra lui urlando “Aiutoooo! Un pipistrello! Un pipistrellooooo!”. E lei – alzando gli occhi al cielo e con un voluto e marcatissimo accento melfitano: “Ma che pipistrello! iè lu ventilatore!!!”.
Un’altra scena si svolge in camera da letto (ve l’ho detto che sembrava Casa Vianello!). Lui si sveglia di soprassalto, agitatissimo e racconta di aver sognato che erano rimasti rinchiusi in camera da letto. Lei allora (sempre alzando gli occhi al cielo) va ad aprire la porta per dimostrargli che, appunto, era solo un sogno ma… la porta è davvero chiusa a chiave dall’esterno! E anche l’altra. E l’altra ancora (ebbene sì, era una camera da letto con più porte, sennò che surrealismo è?). A quel punto credo davvero di trovarmi davanti ad un plot drammaturgico a metà strada fra lo psicanalitico e il paranormale e comincio a fare parallelismi alquanto arditi pensando all’onirico “Il cane andaluso” di Brunel (sì, lo so, paragone esagerato, ma per una maestra di teatro un momento di esaltazione dopo il disastro delle lezioni precedenti è del tutto giustificato).
Senonché…. senonché loro non sono Brunel e il surrealismo si vede costretto a lasciare il posto a un comicissimo spiazzamento da manuale perché ogni volta che una delle tante porte non si apre, ecco partire uno scambio di battute che è sempre uguale!
– lui (terrorizzato): “Ma che è successo?”
– lei (tranquilla): “Un processo”
– lui (ancora più nel panico): “Che processo???”
– lei (ovviamente alzando gli occhi al cielo): “Monsignore è andato al cesso!”.
E così via, a loop anche questo, fino a quando, nel finale, dopo l’ennesima e ultima porta che non si apre, battute (e relative psicologie) si invertono:
– lei (preoccupata): “Ma che è successo??”
– lui (ormai rassegnato): “Un processo”
– lei (in preda all’isterismo): “Che processo??”
– lui (facendole il verso): “Monsignore è andato al cesso!”.
Scrosciano così spontanei gli applausi (divertiti) dei compagni e le risatine sotto i baffi (compiaciute) delle maestre.
A questo punto la querelle di partenza è dimenticata da parte di tutti, maestre e allievi. I nostri bimbi sono fin troppo in gamba per non sapere che non esiste nessuna sfida con le maestre e che a teatro gli allievi non hanno bisogno di dimostrare proprio un bel niente. La questione “Nintendo sì – Nintendo no” era solo un pretesto per risvegliare la loro innata capacità di inventare e di stupire, di divertirsi e divertire con “poco”. Perché “il teatro è povero” (diceva Grotowski) e Paolo e Cristina hanno sperimentato questa grande lezione nel momento in cui hanno deciso di giocare con i soli due strumenti necessari alla creazione teatrale: la loro fantasia e i loro corpi.
Nessun: “Visto? ve l’avevamo detto!” quindi. Questa è robetta da adulti. I bambini invece sono molto, molto più avanti!
Così alla fine, con le loro belle e simpatiche facce soddisfatte non ci hanno chiesto: “Allora possiamo continuare a giocare con il Nintendo?” ma: “Ci fate fare ancora le improvvisazioni insieme?”.
Allievi 1 – Maestre 0.

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