DIARIO DI UNA MAESTRA. 1° Giorno

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06 Ott 2014 in La Scuola sull'Albero

Author : Alessandra

Ottobre. Tempo di porte che si spalancano in un tempo e in un luogo in cui ritrovare allievi “vecchi” ed accoglierne di “nuovi”.
Oggi si comincia con i più piccoli; ‘gnomi’ che – per quanto cresciuti – sono ancora gnomi e altri che, ormai nel limbo della pre-adolescenza, sono diventati ‘folletti’.
Già so cosa mi aspetta. Chi è ormai di casa arriverà correndo e – anticipando la mamma – spalancherà la porta come una folata di vento. Il primo sarà un “vecchio” gnomo di 7 anni, un po’ più alto rispetto a giugno, perché l’estate a noi adulti sembra un soffio, ma per un bimbo è un tempo lunghissimo in cui il viso si allunga e la statura pure. Io farò finta di non riconoscerlo, dando così il via a un siparietto di ‘teatro nel teatro’. Gli tenderò la mano, come si fa con gli adulti, e gli dirò: “Ciao. Io sono la maestra Alessandra. Tu chi sei?”. Lui riderà, guarderà la mamma, ma da attore navigato reggerà il gioco del “facciamo finta che…” e accetterà la mia proposta. “Sono Gabriele!” (sempre senza riuscire a trattenere il riso). “Gabriele?? mmm… Aspetta… Quel Gabriele??” – “Sì” – “Accippicchia, sei diventato così grande che non ti avevo riconosciuto!”. Lui continuerà a ridere tra il divertito e il compiaciuto. “Sei talmente alto che non posso più tenerti in questo corso! Mi dispiace… Vista la statura, devo spostarti in quello dei ‘giganti’. Torna Giovedì”. Lui dirà no con la testa perché per un interminabile attimo dubiterà dello scherzo (d’altronde la maestra è sempre un’attrice più navigata di lui!), quando ad un tratto l’improvvisazione verrà interrotta dall’arrivo di una delle new-entry. Loro, a differenza dei primi, entrano in punta di piedi. La mamma – che li anticipa sempre nell’ingresso – ovviamente parlerà per loro: “E’ un po’ chiuso… vorrei che superasse la sua timidezza…” oppure “E’ molto vivace. Forse il teatro può aiutarlo a essere più disciplinato”. Io ascolterò la mamma, ma guarderò lui – in quel momento comprensibilmente schivo e imbarazzato – con un sorriso rassicurante e uno sguardo complice.
Fatti i saluti e le presentazioni, entreremo in sala prove. Avrò il mio quaderno aperto con la scaletta bene in vista. In realtà sarà solo una traccia pronta ad essere puntualmente modificata e ribaltata dalle loro imprevedibili reazioni. Il “vecchio” gnomo sarà scatenato, pieno di energia caotica che dovremo ‘incanalare’, mentre la new-entry parteciperà alla lezione tenendosi ai margini, senza esporsi troppo, con un sorriso forzatamente trattenuto che esploderà di tanto in tanto alle mie battute o durante un esercizio particolarmente divertente.
Ma quando la lezione finirà, magicamente non riuscirò più a distinguere i vecchi dai nuovi. I loro occhi saranno tutti uguali. Lo spirito gioioso del teatrante si sarà impossessato anche di loro! “Esiste luogo più magico? Gioco più divertente?” – penserà il ‘nuovo’ gnomo uscendo dalla sala; e andando incontro alla mamma, sottovoce le dirà: “Voglio tornare!”.
La mia previsione finisce qui, con un corale ed elettrizzato: “A lunedì prossimo!”.
Tutto quello che accadrà dopo questa prima lezione nessuna maestra può saperlo. Che strano… i nostri allievi tornano sempre pensando “Cosa ci riserverà quest’anno L’Albero?”, senza sapere che invece siamo noi maestre a dire: “Cosa ci riserveranno quest’anno i nostri allievi?”. Perché i progetti e i programmi della nostra scuola devono necessariamente incontrare le aspettative e i bisogni dei nostri ragazzi. Perché alla fin fine siamo noi maestre quelle che andiamo “all’Albero” per imparare!

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