Mamma e insegnante: due ruoli inevitabilmente osmotici
Da quando sono diventata mamma, oltre che come donna mi sento profondamente cambiata anche come insegnante. Nessuno più di uno gnomo di 3 anni, infatti, ti mette in discussione, nel bene e nel male. Lui ti osserva, sempre. E annota tutto, in un angolino magico e misterioso del suo cervello.Nessun gesto, anche il più banale, sfugge al suo sguardo scrutatore; nessuna parola sorvola inascoltata sopra i rumori e le voci di fondo; nessuna espressione del tuo volto ai suoi occhi sarà priva di significato. I tuoi pensieri più reconditi per lui sono palesi. Insomma, mio figlio mi ha portato alla conclusione che a quell’età si è dotati di superpoteri!E così a un certo punto (diciamo da quando ha cominciato a parlare) ho cominciato anche io a scrutarlo, osservarlo e ad annotare. In pratica, ho sviluppato un’arma altrettanto super-potente che si chiama  ‘ascolto’ : cosa sta pensando? cosa sente in questo momento? cosa lo ha fatto arrabbiare? cosa lo rende felice? Insomma, in altre parole ho cominciato a rendere consapevole ciò che in una relazione facciamo in maniera inconsapevole: il gioco dello specchio ovvero vedere quale immagine di me io vedo riflessa in te. Nella relazione madre-figlio, il meccanismo del rispecchiamento gioca un ruolo […]
17 apr 2018 in La Scuola sull'Albero
Ridere è una cosa seria | Diario di una maestra
Ridere giova al nostro spirito e al nostro corpo. È una attività che offre piacere, stimola le endorfine e sblocca i sistemi neurovegetativi, dilata i vasi sanguigni e abbassa la pressione, abbassa il livello degli ormoni dello stress e aumenta gli anticorpi, rafforza le relazioni sociali e aiuta a costruirne di nuove, combatte paure e tensioni: in poche parole la risata fa scintillare la vita che è in noi. Che ridere sia importante è una cosa risaputa. Nel 1998 è stata addirittura istituita la Giornata Mondiale della risata che da allora ricorre ogni anno il giorno 4 maggio, una giornata per ricordarci di quanto sia importante dedicarci a questa attività e di quanto ce ne dimentichiamo. Ma nonostante ciò ancora riecheggia il detto “il riso abbonda sulla bocca degli stolti” e quindi è opportuno essere seri! Il buon umore e la serietà non sempre vanno di pari passo. E così ci ritroviamo ad essere adulti spesso imbronciati, ma seri! Pare che passiamo dalle 300 risate al giorno quando siamo bambini alle 20 una volta adulti. Anche la scuola e i sistemi educativi non sempre vedono di buon occhio questa fragorosa attività. La risata disturba le lezioni, deconcentra, non rende serio il […]
11 apr 2018 in La Scuola sull'Albero
Dilettanti genialoidi, che tormento!
Quando ero bambino e frequentavo la scuola media, la professoressa di musica ci sottoponeva spesso all’ascolto delle esibizioni di pianoforte di Davide, un mio compagno di classe già molto serio per la sua età, che tutti noi guardavamo con sospetto. Le sue esibizioni erano senz’altro corrette – studiava pianoforte da molti anni – ma prive di sentimento. Era rigido, impostato e non aveva l’aria di divertirsi. Io suonavo invece un modesto flauto dolce, però mi distinguevo dai miei compagni in quanto riuscivo a riprodurre ad orecchio qualsiasi motivo e conoscevo tutto il repertorio allora in voga degli Inti-Illimani. Davide ha continuato i suoi studi in conservatorio ed è diventato un musicista professionista, mentre il mio flauto giace dimenticato nel fondo di un cassetto; chi aveva ragione? Spesso riteniamo che le persone di successo siano arrivate ad ottenere grandi risultati perché dotate di talento. Ma il talento, così come concepito da molti, in realtà non esiste. Infatti, e non sono io a dirlo ma gli studiosi che si sono occupati del problema (come lo psicologo Anders Ericsson), il talento non è altro che un gusto, una preferenza. Una persona che ama disegnare inizierà a farlo fin da bambino diventando bravo molto […]
04 apr 2018 in La Scuola sull'Albero
La motivazione come chiave dell’apprendimento
Molto spesso capita che quando un alunno incontra delle difficoltà nell’apprendimento ci sia la tendenza a dichiararlo sbrigativamente “unico responsabile di questo problema”, perdendo così l’occasione di cercare eventuali limiti delle condizioni educative che lo circondano. Uno di questi limiti potrebbe essere non aver dato abbastanza importanza, da parte dell’educatore, alla motivazione dell’allievo. È infatti dimostrato che la motivazione rappresenta un fattore determinante per l’apprendimento a breve e lungo termine. Per motivazione si intende una forte disponibilità nel perseguire un obiettivo e conquistarlo con perseveranza. La disponibilità a impegnarsi per svolgere un compito e per raggiungere un obiettivo, dipende essenzialmente da due presupposti: dal fascino che un’attività riveste, derivante a sua volta dall’interesse che essa assume per noi e dai vantaggi che immaginiamo di poter ottenere con i nostri sforzi, e dalla probabilità valutata soggettivamente di raggiungere la meta desiderata, denominata anche “fiducia nel successo”, che invece deriva da una valutazione positiva delle proprie capacità e delle condizioni esterne. Di conseguenza, siamo più disponibili a impegnarci quando riteniamo che il fine da raggiungere abbia un grande valore per noi ma anche quando riteniamo di essere in grado di raggiungere un risultato positivo. Quando si lavora con i bambini poi, quest’ultimo punto è ancora più importante perché la fiducia che avranno acquisito in sé stessi nel corso dell’apprendimento di […]
28 mar 2018 in La Scuola sull'Albero
Come si fa a spiegare una cosa così? | Diario di un’allieva
Voi pensate che io faccia il laboratorio di teatro perché voglio diventare un attrice?! Si! Lo so che lo pensate!! Il laboratorio, invece, è pura psicoterapia; è cacciare fuori tutto ciò che hai dentro; è tornare a casa, una volta finito lezione, piangendo o…ridendo; è urlare; ballare a perdifiato; è carezze; è sguardi; è sorrisi; è visi buffi; è risate… è scoprirsi pigro nel non volersi staccare dalla realtà; è fare, dire, pensare qualsiasi cosa senza aver paura di sbagliare; è scoprire te stesso attraverso gli occhi dell’altro, che mai giudica, perché è uguale a te; è il legame che si crea nel gruppo, un legame magico, inspiegabile… è un tunnel percorso ad occhi chiusi e, ad ogni passo, una carezza, un bacio, un abbraccio… Come si fa a spiegare una cosa così o forse un po’ l’ho fatto?
14 mar 2018 in La Scuola sull'Albero
Il teatro: una bilancia che non quantifica ma qualifica
Ultimamente se penso al teatro, soprattutto nella sua valenza educativa, mi viene in mente l’immagine di una bilancia. Cosa c’entra la bilancia con il teatro? Qualcosa può c’entrare… Riflettendo su ciò che accade in sala durante i laboratori e sul lavoro di organizzazione delle lezioni, fatto a casa a tavolino, diventa sempre più evidente come il teatro sia fatto, in tutte le sue sfaccettature, di dicotomie. Ci sono il gioco e la disciplina, la creatività e la logica, l’Io e il Tu, i maestri e gli allievi, l’attore e il pubblico, l’intimità e l’esteriorità. E queste coppie dicotomiche sono sempre in una tensione di equilibrio tra loro: se potessimo metterle su una bilancia i due piatti resterebbero in una situazione di costante e impercettibile oscillazione senza mai pendere troppo da una parte a sfavore dell’altra. Quindi credo che l’immagine della bilancia possa spiegare molto bene il teatro, una bilancia che non misura, non quantifica ma qualifica. E il gioco e la disciplina, la creatività e la logica e così via si qualificano, nel loro apporto educativo, proprio grazie al loro costante rapporto di equilibrio. Ogni gioco presuppone sì la libertà, ma anche la sottomissione a delle regole. Ogni atto creativo presuppone immaginazione e […]
06 mar 2018 in La Scuola sull'Albero
Che fine hanno fatto gli attori in bianco e nero?
Mi sembra incredibile, ma mi è capitato spesso ultimamente di parlare con ragazzi che non conoscono e che non hanno mai sentito parlare di quegli attori con i quali io sono cresciuto, ma che oltretutto hanno fatto la storia del teatro e del cinema italiano. E non parlo solamente dei più piccoli. A volte confrontandomi con ragazzi trentenni, scopro che ignorano certi personaggi che invece davo per scontato che conoscessero. Non parlo di Petrolini morto nel ’36 o di Gilberto Govi che è uscito definitivamente dalla scena della vita nel 1966. Questi sono senz’altro personaggi che appartengono al passato e che purtroppo sono ormai conosciuti solo da chi nutre un particolare interesse per la storia del teatro o da chi, come me, ne ha memoria perché da bambino aveva ancora avuto occasione di vederli in televisione. Però mi sorprende che tanti altri personaggi, come Paolo Stoppa, Aldo Fabrizi, Paolo Panelli, Walter Chiari, Renato Rascel, Gassman o De Sica, Franca Valeri o Marisa Merlini (solo per dirne alcuni), siano dimenticati. Qualcuno mi dice che ne ha sentito parlare, ma che non ha mai visto un loro film, altri ammettono addirittura di non conoscerli assolutamente. Solo Totò sembra ancora resistere, ma probabilmente […]
28 feb 2018 in La Scuola sull'Albero
The importance of being a child… in learning a language
Molti genitori spesso mi chiedono perché sia tanto importante iniziare ad approfondire lo studio dell’inglese sin da bambini. Le risposte sono molteplici ed aprono diversi scenari , ma una cosa che le accomuna è certamente la consapevolezza che apprendere una seconda lingua sin da piccoli è più facile ed è un investimento per il futuro. Il cervello umano è un sistema estremamente complesso ed una sua caratteristica fondamentale è il “cambiamento”.  Alla nascita il bambino possiede quasi tutti i neuroni, in seguito la crescita di ogni regione del cervello dipenderà  dalle stimolazioni che essa riceve e quindi dalla possibilità di creare nuove connessioni tra i neuroni. L’apprendimento precoce di una lingua è caratterizzato proprio da un processo meccanico-sensoriale automatico nel cervello del piccolo ed il modo in cui il cervello si sviluppa, determinerà le capacità cognitive, affettive e sociali dell’adulto. L’acquisizione precoce di più lingue in un bambino “scolpisce” il cervello in maniera diversa rispetto all’acquisizione di un’unica lingua, oppure all’apprendimento adulto di una seconda lingua. I benefici più noti sono quelli dell’accesso a due culture, la maggior tolleranza verso altre culture, vantaggi futuri nel mondo del lavoro, ma soprattutto sul modo di pensare e agire in determinati contesti e situazioni. Quindi, prima si incomincia […]
21 feb 2018 in La Scuola sull'Albero
Cosa si impara da una lezione autogestita
Quel giorno a lezione mi ritrovo il gruppo dimezzato. La scaletta va a farsi benedire e nel giro di un minuto, mentre ciò che rimane degli gnomi mi circonda e mi chiede “Cosa facciamo oggi? Cosa facciamo oggi? Cosa facciamo oggi?”, io devo decidere il da farsi. “Potete allontanarvi, per favore? Mi manca l’aria!” – dico loro per prendere tempo. Quando fanno così mi fanno sentire una mamma-chioccia e il loro tempestarmi di domande e di proposte si trasforma in un indistinto e chiassoso “pio-pio-pio-pio”. “Oggi poi siete più brutti del solito. Non è piacevole avervi così vicini”. E’ una battuta che faccio spesso ai miei allievi. Loro ridono sempre tantissimo. I più temerari controbattono con un “Allora pure tu sei brutta!” – “Ovvio! Allievi brutti, maestra ancora più brutta”. Poi a un tratto, senza quasi aver avuto il tempo di pensarla, pronuncio questa frase: “Oggi faremo una lezione speciale…”. E da brava teatrante lascio la frase sospesa, guardandoli tutti con un mezzo sorriso sulle labbra. Non sono ancora sicura di ciò che sto per dire. I loro occhi si illuminano; cominciano a fare ipotesi, a salterellare sul posto dall’eccitazione. Faccio un gesto per riportarli al silenzio. Tengo una pausa-effetto […]
14 feb 2018 in La Scuola sull'Albero
Diario di un autore: Raffaele Flore
Dicono che scrivere serva a colmare un vuoto, a riempire degli spazi. Sono pienamente in disaccordo: in realtà, forse, scrivere aiuta più che altro a (ri)mettere qualcosa in ordine e a farne, di spazio. Come quando si rimette a posto una cameretta in disordine, o si sparecchiano i resti della cena in cucina: con pazienza e metodo si separano le cose per tipologia, si distribuisce il mondo su scaffali diversi, si impilano di nuovo i piatti uno sull’altro, si mettono in fila e a capo le stoviglie. Scrivere è fare spazio e fare spazio è creare quello che già c’è, solo facendolo sembrare nuovo. Non si inventa nulla, non ce n’è bisogno: si cambia solo l’ordine di lettura di un ambiente, si divide in capitoli una porzione di mondo. La genesi di un copione, specialmente quando è un esercizio condiviso e nasce dal basso, anziché per imposizione calata dall’alto dal LautoRe, è un modo di rimettere in ordine quanto c’era già, aiutando semplicemente qualcun altro a vedere spazi laddove prima c’erano giusto le parole della sera prima o un cumulo di idee ripiegate male sul letto. Dai forma al vuoto, scoprendo che tutto ciò di cui avevi bisogno era in […]
07 feb 2018 in La Scuola sull'Albero