Big Data: una rivoluzione anche nel mondo del cinema

Nascondi Mostra info

01 Ago 2019 in SOS teatro

Author : L'Albero

Le più importanti organizzazioni del mondo stanno investendo negli analytics per scoprire e sfruttare più facilmente le informazioni chiave contenute all’interno dei dati che possono favorire azioni strategiche per il business.

Cosa sono gli analytics? Papone, lo Stracurioso dei Big Data che abbiamo pubblicato sulla piattaforma Accademia degli Stracuriosi (www.accademiadeglistracuriosi.it) è in grado di spiegarlo non solo a voi ma anche ai vostri bambini e per farlo utilizza video e giochi divertenti, andate a dare uno sguardo!

E tra i settori produttivi che cercano di sfruttare i Big Data il cinema non fa eccezione.

Fame di Dati

Il settore cinematografico è tra quelli che richiedono una continua disponibilità di dati.

Fin dal momento in cui il film non è che un progetto in stato embrionale, sino alla sua uscita in sala, l’industria cinematografica fa incetta di dati mettendo in gioco gli analytics, strumenti in grado di analizzare e mettere in correlazione una grande quantità di dati.

Prima ancora che entri in produzione si stima come un film sarà accolto dal pubblico, valutando diverse variabili tra le quali: il regista, gli attori, il genere, il paese di produzione, la stagione in cui si prevede di distribuirlo, ecc.

Biancaneve vs Shrek

Se per realizzare il capolavoro Disney del 1937 ci sono voluti ben 250 mila disegni, per la realizzazione di un film di animazione come Shrek o Kung Fu Panda sono richiesti circa 500 milioni di file.

Infatti, la produzione di un film di animazione di oggi richiede, oltre alle capacità artistiche dei disegnatori, un utilizzo smisurato di big data.

Nasce così un’alleanza tra la lo studio cinematografico Dreamworks e NetApp, che fornisce le tecnologie necessarie a gestire velocemente e in modo efficace i dati generati durante la produzione. In questo modo gli artisti potranno concentrarsi sulla parte creativa del loro lavoro, lasciando alla tecnologia il compito di andare incontro alle esigenze di produzione.

Gli stessi dati vengono utilizzati non soltanto per la produzione del film, ma anche per la realizzazione delle serie tv o lo studio delle attrazioni nei parchi divertimento.

Dal cinema in sala ai piccoli schermi

Da qualche anno il cinema deve fare i conti con il piccolo e piccolissimo schermo; per piccolo schermo non parliamo più del televisore, ma del computer, compresi gli schermi ancora più piccoli dei tablet e degli smartphone.

Siamo sicuramente tutti d’accordo che vedere un film al cinema non è paragonabile a quello che possiamo vedere sullo schermo di un computer. Ma allora c’è da domandarsi: da dove nasce la forza di colossi come Netflix e Amazon prime? 

Il prezzo per vedere un film comodamente da casa è decisamente più basso di quanto costerebbe andare a vederlo al cinema. Con il prezzo di un abbonamento mensile si paga a malapena il prezzo del biglietto del cinema e del parcheggio dell’auto  (o del prezzo del biglietto di un mezzo di trasporto pubblico).

Il costo del biglietto del cinema non basta a coprire le spese e quindi gli esercenti cercano perlomeno di vendere popcorn e bibite, al punto che in molte sale il film è suddiviso in “ipotetici” primo e secondo tempo proprio per favorire le consumazioni durante le pause.

Ma non si deve pensare che Netflix o Amazon ottengano i loro guadagni dal prezzo degli abbonamenti, oltretutto sempre più vantaggiosi. Il loro guadagno reale arriva dalla pubblicità. E la loro forza è l’analisi dei Big Data.

È ormai noto l’assunto “Se non lo paghi, il prodotto sei tu!” Ogni volta che usiamo un servizio in rete forniamo una quantità immensa di preziosissimi dati che vengono analizzati ed utilizzati per la promozione mirata di prodotti.

Ecco che quando paghiamo un abbonamento per vedere un film sul nostro PC, al prezzo dei pochi euro dobbiamo pensare di aggiungere il prezzo che paghiamo con i nostri dati.

Tanto per capire: Chi si ricorda quando si viaggiava in Europa prima dell’introduzione della moneta unica, ricorderà anche che prima di effettuare un pagamento in franchi o in marchi, dracme o peseta, facevamo i nostri bravi conti per capire quanto avremmo speso nella nostra moneta nazionale.

Qualcuno si ricorderà anche che quando è stato introdotto l’euro, era comune l’uso di un euroconvertitore che ci dava l’esatto valore nella vecchia valuta.

Dovremmo cercare di fare lo stesso con i dati che forniamo. Ci vorrebbe un convertitore di valuta per capire a quale prezzo, e con quali conseguenze, stiamo pagando quei servizi che all’apparenza possono sembrare così convenienti.

P.S. Ma sapete che su www.accademiadeglistracuriosi.it trovate anche uno Stracurioso dedicato al cinema? Si chiama Ringo! Andate a conoscerlo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *