Big Data: potenzialità o minaccia?

Nascondi Mostra info

02 Lug 2019 in SOS teatro

Author : L'Albero

Immaginiamo che tutta l’umanità corra su un enorme tapis roulant. Supponiamo quindi di correre ad una velocità di 20 km orari e di poterlo fare a lungo, senza stancarci. Ad un certo punto la velocità del tapis roulant aumenta passando progressivamente a 30 km orari. Qualcuno riuscirà senza problemi ad adeguarsi alla nuova velocità, altri lo faranno ma con fatica, altri ancora dovranno abbandonare la corsa sapendo di non farcela. Se poi la velocità aumentasse ancora e poi ancora, a qualcuno gioverebbe l’allenamento precedente per migliorare le sue prestazioni, ma tanti altri verrebbero sbalzati fuori dal tappeto. Fino a quanto sarà possibile aumentare questa velocità? Finiremo prima o poi tutti per terra, o troveremo il modo di correre più velocemente adeguandoci di volta in volta alla velocità del tapis roulant che corre più velocemente della nostra naturale capacità di adattamento?

Questa riflessione è nata dopo aver ascoltato la conferenza del Professore Mario Rasetti emerito di Fisica Teorica, tenutasi nel gennaio 2019 presso l’Accademia delle scienze di Torino.

Vogliamo quindi condividere in questa pagina i contenuti essenziali emersi durante questo incontro, invitando chi alla visione del VIDEO DELLA CONFERENZA del Professore Mario Rasetti  disponibile su youtube, chiunque volesse approfondire.

Ma prima di proseguire nella lettura dell’articolo, sappiate che su www.accademiadeglistracuriosi.it abbiamo pubblicato un contenuto interamente dedicato ai Big Data, che vi aiuterà ad affrontare l’argomento in maniera divertente insieme ai vostri bambini.

Trecentoquaranta miliardi di copie di “Guerra e pace” ogni anno

Ogni anno nel mondo solo con le telecomunicazioni produciamo un numero di byte equivalente a scrivere 340 miliardi di volte “Guerra e pace”. E ogni anno produciamo il doppio dei dati rispetto alla storia fino all’anno precedente. Il futuro? Gli esperti ipotizzano che nel giro di cinque anni il mondo sarà coperto da 150 miliardi di dispositivi, che comunicheranno tra loro e con gli esseri umani. Il tempo di raddoppio dei dati prodotti fino a quel momento dall’intera umanità scenderà da un anno a 12 ore.

   Questo grazie all’ IoT (Internet of Things) ovvero l’Internet delle Cose attraverso la quale i dispositivi entreranno in rete per comunicare tra di loro e con gli uomini. Ad esempio, gli elettrodomestici di un appartamento comunicano tra di loro per ottimizzare il consumo di energia, o la nostra automobile sarà in grado di comunicare con noi per la scelta del percorso migliore da fare per arrivare alla destinazione voluta, comunicandoci dove e quando desidera deviare per fare rifornimento.

Oggi la nostra connettività con il mondo intero è aumentata in maniera forse incalcolabile in quanto facciamo uso di vere e proprie “protesi tecnologiche”; l’uso del cellulare ha cambiato la nostra vita così velocemente da non esserci accorti di come questo sia potuto accadere.

Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione che è allo stesso tempo industriale e culturale.

Cercare informazioni in cambio di informazioni

Spesso non ci rendiamo conto che ogni volta che richiediamo informazioni accedendo alla rete, noi stessi diamo informazioni su di noi su quelli che sono i nostri gusti, i nostri interessi, le nostre tendenze.

Lo scambio continuo di informazioni tra uomini e uomini, dispositivi con dispositivi, e ancora uomini con dispositivi, crea una rete di dati che avvolge Il nostro pianeta. Possiamo immaginare il nostro pianeta come un grosso cervello avvolto da una rete neuronale di cui noi stessi facciamo parte.

Ognuno di noi conta centinaia se non migliaia di “amici” sui vari social, tutti connessi tra di loro in un unico organo virtuale dove avvengono continuamente scambiate miliardi di informazioni ogni minuto.

Un cervello collettivo che cresce continuamente a dismisura e a velocità esponenziale. Ma sarà un cervello dotato di intelligenza capace di operare per il bene dell’umanità? Oppure rappresenta semplicemente un modo per trasformarci tutti in consumatori, sfruttando i dati personali che più o meno consapevolmente cediamo ad ogni accesso alla rete?

Una minaccia per la nostra privacy?

 “Io credo – sostiene Mario Rasetti – che sia corretto preoccuparsi della privacy. Ma non è il vero disastro: se mettere a disposizione i miei dati permette un avanzamento della medicina o serve per battere il terrorismo, le conseguenze sono positive. Il digitale è come la nuova fisica nucleare. Si presta ad applicazioni molto utili, così come il nucleare ha permesso di creare macchine per curare i tumori, ma apre la porta anche ad applicazioni negative (come la bomba atomica)”. Il settore dei “dati” nasconde sicuramente alcuni rischi, ma schiude anche vasti orizzonti di ricerca e di applicazione: dall’intelligenza artificiale alla sentiment analysis – che studia come si formano le opinioni e le preferenze – dallo studio dei sistemi complessi alle applicazioni nell’economia, fino a toccare l’Internet of Things. Ciò che distingue le minacce dalle opportunità è la risposta a una domanda cruciale: in mano a chi vanno questi dati?”

Qual è il compito della scienza di fronte a questi rischi?

Innanzitutto la scienza deve imparare a gestire questa enorme quantità di dati.

Successivamente, prendere atto che l’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente la nostra società. Ma la vera grande sfida è una sfida etica: i progressi in ambito tecnologico sono purtroppo dettati da interessi che vanno oltre l’interesse scientifico e che mirano piuttosto a benefici di tipo economico.

Se nel passato la robotica ha già in parte sostituito l’uomo in alcune sue mansioni manuali creando però nuove figure lavorative specializzate (parlando di robot parliamo di “sistemi esperti” e non di intelligenza artificiale) oggi, ad esempio bancari, giornalisti, radiologi sono le nuove categorie a rischio in quanto le macchine intelligenti riescono ad assolvere ai loro compiti in tempi minori e con maggior precisione.

L’uomo non è più sostituito nelle sue attività manuali, ma in quelle intellettive. Molti saranno così gli esclusi dal mondo del lavoro. In futuro, quando il digitale sarà stabilizzato, tutto questo potrebbe portare ad una società ben organizzata con benefici per tutti.

 Il problema è il periodo di transizione che stiamo vivendo nel quale tanti sono gli esclusi che non riescono a correre alla velocità della tecnologia.

E’ importante che le politiche sociali non curino semplicemente la ridistribuzione del reddito, ma anche quella del lavoro. Diversamente si rischia di alimentare la politica dell’incertezza che genera paura e che sfocia in fenomeni di populismo, intolleranza, protesta, violenza.

Prima di poter arrivare all’auspicabile futuro in cui l’uomo sarà in parte liberato dal lavoro per potersi dedicare più liberamente alla creatività e alle proprie passioni, non si deve trascurare il difficile percorso da intraprendere affinché nessuno si senta espulso dalla macchina sociale.

Insomma, per non cadere dal tapis roulant della grande corsa dell’umanità verso il futuro non dobbiamo solo pensare a correre, ma è importante capire come farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *